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venerdì, 22 aprile 2005
Famiglia relativa e diritto di conservazione

Si ha l'impressione, sia esaminando il dibattito scaturito dall'elezione di un Papa "extra-conservatore" sia osservando dall'esterno la nuova legislazione spagnola in materia di omosessualità, che il concetto di famiglia possa essere applicato, usando un'espressione che ultimamente va tanto in auge, alla teoria reletivista. Credo che non ci sia nulla di più sbagliato. La famiglia non è, e non può essere, tutto ciò che, legata da un sentimento comune, vive sotto lo stesso tetto, legandola in questo modo ad una qualsiasi forma di convivenza. Ed infatti, non a caso, questa visione permea diversi strati della nostra società, e conseguentemente della nostra classe politica. Pur non essendoci una visione comunenente accettata da tutti, cioè assoluta, del matrimonio come unione eterosessuale e quindi della famiglia su di esso fondata, è in voga un comune sentore che affermerebbe di tenere conto di tutte le possibili scelte di vita comune e regolarle, offrendo dignità morale ed esistenza giuridica, per il solo fatto che esse esistono. A questa impostazione, invero assai semplicistica, è possibile rispondere che il matrimonio e la famiglia non sono una semplice istituzione sociale e quindi relativa. Fin da Platone che vide nella "società coniugale" (Leggi, cap IV) il principio e l'origine di tutti gli Stati  e da Aristotele che considerò la famiglia "anteriore e più necessaria dello Stato" (Etica Nicomachea, cap. VIII), la famiglia si è retta come tale non in funzione degli individui ma del bene comune. Senza dimenticare l'artciolo 29 della nostra Costituzione che, richiamando la società naturale, non crea una zona franca, anzi, assegna al legislatore un perimetro da cui non è possibile uscire. Ed il perimetro è tracciato proprio dal binomio uomo-donna, che è l'unica condizione verificata e verificabile che può portare alla procreazione ed alla conservazione della specie umana.

Postato da: TeodoroBrandis a aprile 22, 2005 14:45 | link | commenti (3) |

giovedì, 14 aprile 2005
C'era una volta la Ddr

Anna Funder, australiana specializzata in lingua tedesca, ha scritto un libro brillante e necessario alla comprensione dell'oppressione e la storia della Germania comunista. Incentrato sul rapporto tra la Stasi e la popolazione, emerge chiaramente come ogni uomo, semplicemente convivendo col pensiero dell'esistenza dell'agenzia segreta, smette di pensare, di agire, di vivere, perchè preoccupato dalle possibili ripercussioni. Si è calcolato che erano in servizio due agenti ogni dieci abitanti: in pratica chiunque avrebbe potuto denunciare chiunque. Ed allora, per non rischiare, era meglio non parlare e non pensare, ma semplicemente eseguire e sopravvivere. L'archivio della Stasi, recentemente reso pubblico, conteneva circa 60 milioni di fascicoli: se messi uno accanto all'altro coprirebbero una distanza di 18 mila chilometri. La narrazione trae spunto da vari episodi che la protagonista si fa raccontare dagli alcuni ex tedeschi dell'est: si intrecciano paure, sogni, aspirazioni, ma anche curiosità e rabbia per avere perso tanto tempo dietro un ideale imposto loro con la forza.

"C'era una volta la Ddr" di Anna Funder - Felrinelli - pg. 258 - 15 euro

Postato da: TeodoroBrandis a aprile 14, 2005 12:44 | link | commenti (1) |

lunedì, 04 aprile 2005
Accusare

Le foto segnalatiche usate come illustrazioni alla storia del Novecento. E' l'ultimo lavoro di Giacomo Papi, 37 anni, giornalista, pubblicato dalla casa editrice Isbn. Le 366 fotografie, scattate direttamente dagli agenti penitenziari, riassumono da un punto di vista assai particolare la storia dei nostri tempi: un elegantissimo Martin Luther King, un giovane e sbarbato Fidel Castro, un tetro e mascherato Gustav Volpel ovvero "il boia di Berlino", uno spocchioso Elvis Presley, oppure i "pericolosi" Sacco e Vanzetti, sono soltanto alcuni dei protagonisti raffigurati. Le note alle fotografie spiegano il motivo dell'arresto, tracciando anche una breve biografia del personaggio. Così, ad esempio, si apprende che Christian Brando (figlio di Marlon), dopo il primo omicidio al quale si riferice la segnaletica pubblicata, ne commise un altro per il quale rischia l'ergostolo; oppure che Roger Clinton ottenne la grazie proprio dal fratello Bill, allora presidente degli Stati Uniti; o che John Wayne Bobbit, dopo l'evirazione e la partecipazione ad alcuni film pornografici, divenne sacerdote presso una parrocchia di Las Vegas. Non bisogna aspettarsi troppo dalla lettura delle schede personali dei protagonisti (semplicistiche e leggere), ma è un libro da tenere comunque nella propria in biblioteca per le (alcune) rare fotografie.

"Accusare. Storia del Novecento in 366 foto segnaletiche" di Giacomo Papi - Isbn editore - pp. 210 - 14 euro 

Postato da: TeodoroBrandis a aprile 04, 2005 12:08 | link | commenti (4) |