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martedì, 27 settembre 2005
Grande Torino: dieci e lode in campo, sette meno in tv

Abbiamo visto tutto d'un fiato le due puntate della fiction sul grande Torino ed alcune considerazioni paiono necessarie. Innanzitutto una storia, secondo noi, condita da troppa retorica melensa, troppe coincidenze, troppe storie fortuite, il buono contro il cattivo, la povertà, la miseria, il ragazzo bravo e bello che riesce a fare quello che sogna e che gli va tutto giusto. Va bene che è chiamata “fiction”, ma non esageriamo. Una storia come questa capita solo nei film o nei romanzi di De Amicis.  Della storia del Torino come squadra, invece, poco o nulla. Certo, ci sono i grandi campioni, (anzi, soltanto valentino Mazzola, mentre gli altri sono soltanto delle comparse) ma mai che si citi un risultato, mai un riferimento a un evento sportivo o a una partita memorabile. Sembra quasi tutto sottinteso. Come se chiunque dovesse sapere cosa è successo in quegli anni. E invece chi non tifa o ha tifato Toro o chi non ha mai avuto la passione di informarsi può ben capire o sapere di cosa si stia parlando. Gli unici riferimenti, a tal merito, sono da amputare ai primi fotogrammi. Una breve introduzione, e poi basta. E poi il suffisso, troppo abusato durante il film, di “Grande Torino”. Quella doppia parola, non bisogna dimentuicarlo, viene coniata soltanto dopo la tragedia di Superga, non prima.
Insomma, il film è stato piacevole, certo, è scorso via senza problemi, gli attori sono stati bravi (eccezionali Tosca D'aquino, la madre di Angelo, e Ciro Esposito, il protagonista del film; a dir poco deludente Michele Placido, che alla film pare quasi alternare il dialetto napoletano con quello siciliano), ma è comunque mancato qualcosa. La prima parte dello sceneggiato è sembrata più la storia dell’immigrazione dal sud nella Torino nel dopoguerra (che poi in realtà diventa massiccia soltanto negli anni ’50) piuttosto che l’epopea di una squadra mitica e leggendaria. La povertà del sud contro l'agiatezza del Nord; il pane del lavoratore che suda dodici ore al giorno contro la cioccolata delle madame piemontesi. E in tutto questo del Torino niente: una storia d'amore, bella per carità, tra il giovane calciatore e la giovane figlia dell'allenatore, entrambi con due sogni da realizzare. Ma, lo ripetiamo, del Torino leggendario non si è quasi mai accennato, a livello sportivo s'intende. Di Valentino mazzola è passata l'immagine fuori dal campo, il bigamo buono; ma di quello che faceva in campo non si è saputo nulla. Perchè non trasmettere al telespettatore un'immagine concreta di quei "quindici minuti granata"? Cominciavano quando Capitan Valentino si tirava su le maniche della casacca e urlava un "Alè!" che rimbombava sin dalle tribune del Filafelfia, stadio rimasto imbattuto per ben sei anni: dal 17 gennaio 1943 fino al giorno della tragedia di Superga. O dei cinque scudetti consecutivi; o ancora della nazionale granata per dieci undicesimi; o del rivoluzionario "Sistema" (WM), voluto dal presidente Novo.
Ricordando tutte le vittime della tragedia aerea (i calciatori Valerio Bacigalupo, Aldo e Dino Ballarin, Milo Bongiorni, Eusebio Castigliano, Rubens Fadini, Guglielmo Gabetto, Ruggero Grava, Giuseppe Grezar, Ezio Loik, Virgilio Maroso, Danilo Martelli, Valentino Mazzola, Romeo Menti, Piero Operto, Franco Ossola, Mario Rigamonti e Giulio Schubert; i dirigenti Arnaldo Agnisetta e Ippolito Civalleri; il direttore tecnico Egri Erbstein; l' allenatore Leslie Lievesley; i giornalisti Renato Casalbore (Tuttosport), Luigi Cavallero (La Stampa), Renato Tosatti (Gazzetta del Popolo), l' organizzatore Andrea Bonaiuti; il comandante pilota Pierluigi Meroni (tragica omonimia con Gigi Meroni, il forte calciatore granata morto tragicamente anni dopo), il co-pilota Antonio Pangrazi, l'equipaggio Celestino D' Inca e Cesare Biancardi) facciamo nostra un ricordo di Indro Montanelli: "Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta".

Postato da: TeodoroBrandis a settembre 27, 2005 12:25 | link | commenti (1) |

lunedì, 26 settembre 2005
Ammazza che velocità...

Non si fa neanche in tempo a pensarla una cosa, che qualcun altro l'ha già fatta!!!

Postato da: TeodoroBrandis a settembre 26, 2005 14:24 | link | commenti |

"Laici, socialisti, liberali, radicali". Ovvero: la coerenza del potere, l'incoerenza al potere

Il nuovo patto politico siglato tra pannelliani e boselliani punta ad aggregare all'interno dell'Unione una lista caratterizzata da uno spirito "Laico, socialista, liberale e radicale". La stessa dicitura si può travare sul simbolo adottato, una rosa stretta in pugno. Prendendo d'aiuto il dizionario De Mauro della lingua italiana, proviamo ad esaminare il significato delle quattro definizioni:

Laicismo : corrente di pensiero che rivendica l’autonomia dello stato dall’autorità ecclesiastica sul piano politico, sociale e culturale;

Socialismo: insieme delle teorie filosofiche ed economiche, dei movimenti e dei sistemi politico–sociali che si propongono il controllo collettivo dei processi sociali, fecendo prevalere l’interesse e il bene comune sugli interessi privati, spec. con l’abolizione totale o parziale della proprietà privata dei mezzi di produzione;

Liberalismo: dottrina e movimento politico che sostiene i limiti del potere statale e il primato dei diritti individuali sul potere pubblico e statale;

Radicalismo: orientamento politico di ispirazione laica nato in Europa tra il Settecento e l’Ottocento, spec. a opera di Jeremy Bentham e John Stuart Mill, finalizzato al superamento del liberalismo, in nome dello sviluppo dei diritti civili e delle istituzioni democratiche.

Come loro stessi hanno sottolineato tramite un comunicato stampa, "il primo impegno è quello della presentazione di un primo pacchetto di riforme nel campo dei diritti civili, delle istituzioni, dell’economia e della politica estera. Radicali e socialisti si impegnano a trasformare i singoli obiettivi in proposte anche legislative da depositare in Parlamento nelle prossime settimane". Ogni lettore è abbastanza provveduto da riuscire a farsi un giudizio da sè e capire quanto i suddetti siano realmente motivati dal disegno politico o piuttosto da qualcosa che altrimenti non avrebbero, leggasi finanziamenti pubblici in seguito a rappresentanza parlamentare (ma questo necessita della compiacenza di almeno il 3 per cento degli elettori e noi siamo convinti che in questo caso gli italiani che si faranno circuire non saranno così tanti).

Postato da: TeodoroBrandis a settembre 26, 2005 14:00 | link | commenti |

venerdì, 23 settembre 2005
Pannelliani ringraziamenti

Il ringraziamento è doveroso ed opportuno per l'iniziativa antispammante, defatuatoria, libertina e libertante, lieta sorpresa ricevuta in occasione dell'apertura nonvolontaria e nonviolenta della casella di posta elettronica che il sottoscritto si apprestava a cancellare con la peggiore enfasi della tradizione dei postnaviganti, eternauti, webdipendenti.

Postato da: TeodoroBrandis a settembre 23, 2005 14:05 | link | commenti |

Benedetto pensaci tu!

Ormai è fatta: anche il centro-destra organizzerà le primarie. Da più fronti cominciano ad uscire i nomi dei tre papabili candidati: oltre a Berlusconi, in lizza ci saranno anche Fini e Casini. Una lotta a tre che, a bocce ferme non dovrebbe avere storia: Berlusconi che trionfa, Casini fa l'exploit, Fini raggranella i suoi. Ecco perchè ci vuole anche un candidato di rottura, che sappia da una parte mescolare le carte e dall'altra dimostrare la valenza di un'idea che vecchi matusa hanno deciso di affossare con la complicità dei socialisti: Benedetto Della Vedova, secondo noi, può rappresentare quest'idea. Ne siamo convinti!

Postato da: TeodoroBrandis a settembre 23, 2005 13:37 | link | commenti (3) |

mercoledì, 21 settembre 2005
Sarà il Sud a consegnare l'Italia all'Unione

Le elezioni politiche 2006 sono ormai alle porte. Da qui in avanti si assisterà a un susseguirsi di sondaggi che tenteranno di dare un quadro della evoluzione della competizione elettorale tra Unione e Cdl. Ma ora, avendo a disposizione una base di dati precisi, si possono tentare delle previsioni ragionate in base alle ultime elezioni. Questi dati, infatti, permettono di rispondere ad una domanda: se lo scorso aprile si fosse votato per eleggere deputati e senatori, invece che presidenti e consigli regionali, come sarebbe andata a finire? Per rispondere è stato necessario avere i dati di tutte le sezioni elettorali e riaggregarli sulla base dei collegi uninominali. Questo consente di cogliere l'evoluzione dei rapporti di forza tra centrodestra e centro-sinistra nei collegi uninominali della Camera a partire dal 2001 (tutti i dati sono fonte Cise). [2001 - 2004 - 2005 Casa delle Libertà – 282 264 201 Unione - 189 207 270 altri - 4 4 4] Vanno fatte due precisazioni. Per quanto riguarda i dati del 2005, visto che si è votato solo in 14 regioni, sono stati integrati i dati relativi a queste regioni con i dati delle elezioni europee del 2004 per le sei regioni in cui non si è votato nel 2005 (tra queste Sicilia e Sardegna). La seconda precisazione riguarda il fatto che, mentre i dati del 2001 sono relativi ai voti maggioritari, quelli del 2004 e in parte (per le sei regioni di cui si è detto) quelli del 2005 sono voti proporzionali. I numeri della tabella sopra mostrano un quadro molto chiaro. Tra il 2001 e il 2005 i rapporti di forza tra i poli si sono completamente ribaltati. Nel 2001 il centro-destra aveva vinto 282 collegi uninominali della Camera contro i 189 del centro-sinistra. Con i voti del 2005 il centro-destra ne avrebbe vinti 201 e il centro-sinistra 270. Questo dato, tra l'altro, sottostima il successo del centro-sinistra perché i dati delle sei regioni per cui abbiamo dovuto utilizzare i voti delle elezioni europee sono più favorevoli al centro-destra: questo ribaltamento si verifica tra il 2004 e il 2005 e non prima. Il confronto tra i risultati reali del 2001 e quelli ricalcolati del 2004 mostra ancora un notevole vantaggio del centro-destra sul centro-sinistra. Questo si spiega in parte con il fatto che i voti delle europee sono voti proporzionali e il centro-destra va meglio in questo tipo di competizione, e in parte con il fatto che tra il 2004 e il 2005 si è verificata una reale redistribuzione di preferenze elettorali. È meno probabile, invece, che la spiegazione sia da cercare nel tasso di partecipazione al voto visto che nelle 14 regioni in cui si è votato nel 2005 la percentuale di voti validi è molto simile a quella delle elezioni europee. Anzi, proprio nella zona in cui il centro-destra ha perso più voti e cioè il Sud, più elettori sono andati a votare nel 2005 rispetto al 2004. Questo indebolisce di molto la tesi di chi sostiene che le perdite del centro-destra nel 2005 sono dovute al fatto che molti suoi elettori sono rimasti a casa. C'è dell'altro dentro la sconfitta della Cdl. Ma dov'è che la sconfitta del centrodestra è stata più pesante in termini di seggi? [Nord Ovest - CdL 27 Unione 23 Nord Est - CdL 34 Unione 92 Centro - CdL 2 Unione 78 Sud - Cdl 84 Unione 131] Con i voti del 2005 il centro-sinistra avrebbe conquistato complessivamente 81 seggi in più rispetto a quelli effettivamente vinti nel 2001. Di questi solo due nel NordOvest, 16 nel Nord-Est, quattro nel Centro e ben 59 nel Sud. Ancora una volta è il Sud, con la sua volatilità, a fare la differenza in termini di risultato finale. Nella tabella in basso è possibile vedere i seggi ottenuti in questa zona dal centro-destra e dal centro-sinistra nelle elezioni politiche della Camera nel '96 e nel 2001 e quelli che avrebbero ottenuto con i voti presi alle europee del 2004 e alle regionali del 2005. Tra il '96 e il 2001 si è passati da una situazione di sostanziale equilibrio a una di forte vantaggio della Cdl. Il rapporto che era di 1 a 1 nel '96 è diventato di 3 a 1 a favore del centro-destra nel 2001. [SUD Camera Politiche 1996 Politiche 2001 Europee 2004 Regionali 2005 Centro Destra 48 66 58 39 Centro Sinistra 52 34 42 61] Eppure a livello aggregato il centrodestra ha ottenuto in tutte le regioni del Sud (che nella nostra classificazione comprende anche Lazio e Abruzzo) il 46,3 per cento dei voti contro il 41,4 per cento del centro-sinistra. Uno scarto di soli cinque punti percentuali si è tradotto in una pesante sconfitta in termini di seggi. Questo naturalmente è il risultato dell'effetto-leva del sistema maggioritario combinato con la presenza al Sud di un elevato numero di collegi competitivi, i cosiddetti «collegi marginali», quelli in cui si vince o si perde per una manciata di voti. Nel 2001 ben 117 collegi su 215 rientravano in questa categoria. Tanto per dare un'idea al Nord erano 55 su 180 e nelle regioni del Centro 18 su 80. Per questo motivo bastano anche solo piccoli spostamenti di voti per determinare grandi spostamenti di seggi. E in alcune regioni del Sud gli spostamenti di voto non sono stati proprio piccoli. Eppure ancora nel 2004 la situazione al Sud era ancora favorevole al centro-destra. Solo con i dati del 2005 si nota il netto ribaltamento tra centro-destra e centro-sinistra. Per concludere vediamo com'è cambiata in termini di seggi, sulla base dei dati 2005, la geografia elettorale del Paese. Nel Nord-Ovest il riallineamento elettorale tra centro-destra e centro-sinistra ha prodotto una situazione di sostanziale equilibrio: 27 seggi al centro-sinistra e 23 al centro-destra. Nel Nord-Est il centro-destra ha perso molti voti ma il suo vantaggio rispetto al centro-sinistra è così cospicuo che il rapporto in termini di seggi resta di 3 a 1 a favore della Cdl. Del Centro c'è ben poco da dire visto che i dati del 2005 non fanno che confermare il fatto storico che qui non esiste una reale competizione elettorale visto il vantaggio di cui gode il centro-sinistra. Resta il Sud. Ed è qui che il centro-sinistra ha vinto le elezioni politiche virtuali del 2005 e potrebbe vincere, o perdere, quelle vere del 2006.

Postato da: TeodoroBrandis a settembre 21, 2005 11:12 | link | commenti (6) |