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L'influenza aviaria sta devastando la popolazione pennuta del pianeta. Per sdrammatizzare è intervenuto un sito israeliano che, con un'incrdibile autoironia, ha messo on-line un giochino semplice semplice ma molto divertente. Lo scopo? Nei panni di una gallina bisogna lanciare un rabbino il più lontano possibile dal pollaio.
TRATTO DA "LA PADANIA"
Islamic Anti-defamation league
LE MENZOGNE DELLA IADL (ovvero: come ti credo un'organizzazione estremista e fondamentalista con la scusa di monitorare le organizzazioni estremiste e fondamentaliste)
di Stefania Atzori
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Halima Barre, portavoce e sedicente avvocato della Islamic Anti-Defamation League, associazione creata per combattere ogni libertà d’espressione anti-islamica segnalata da la Padania la scorsa settimana, non esiste. Sulle pagine del Blog della ex europarlamentare Dacia Valent, alla quale la fantomatica Barre affida i comunicati “ufficiali”, si legge: «Per dirla chiaramente, Halima Barre non esiste». L’ammissione avviene in seguito all’insinuazione che la Barre fosse figlia del defunto dittatore somalo, Siad Barre. Scrive la Valent: «Lo statuto - regolarmente registrato e depositato - consente ai membri che si impegnino in attività esterne, quali scritti e comunicati provenienti dall’Associazione, di fare uso di uno pseudonimo che trovi però riscontro del nome effettivo nei Libri Sociali e nei Registri per consentirne l’individuazione per gli eventuali fini legali - come la legge consente -, e che “Halima Barre” sia - per l’appunto - un brand registrato». Che il sedicente avvocato non esistesse era stato intuito da tempo; rimane da svelare il motivo per cui un’associazione il cui «scopo principale è quello di assicurare la giustizia e il trattamento equo di tutte le persone residenti sul territorio», abbia sentito il bisogno di creare un nome fittizio dietro cui non si sa bene chi si nasconda. Per comprendere le dinamiche delle vicende legate ad Halima Barre, bisogna ripercorrere le tappe principali che vedono implicata la Iadl. Il 21 maggio del 2005 sul sito http://www.aljazira.it viene riportato il comunicato ufficiale relativo alla nascita della Iadl «grazie ... al sostegno di 53 avvocati dislocati su tutto il territorio nazionale, tra cui 14 tra Cassazionisti e Costituzionalisti». Inizia così il monitoraggio di Blog e siti internet considerati anti-islamici e l’emanazione di comunicati intimidatori a firma della portavoce della Iadl: Halima Barre. In seguito a numerose segnalazioni apparse sul Forum “Noi e gli Altri” del giornalista e vicedirettore del Corriere della Sera Magdi Allam, lo stesso, in una lettera aperta chiede alla Barre di «rendere pubblico agli italiani la realtà della Iadl, l’identità dei suoi promotori, chi rappresentano, chi li ha legittimati a patrocinare la causa dei musulmani, quali siano le sue fonti di finanziamento».
«I nomi dei fondatori della Iadl», risponde la Barre, «sono e resteranno riservati, proprio per evitare che qualcuno possa tentare di collegarli in qualche maniera ad attività illegittime», aggiungendo che «dall’atto costitutivo dell’organizzazione si può evincere che la Iadl non può ricevere fondi dalle istituzioni pubbliche, nessuna esclusa, siano Euro o “Petrodollari”, come insinuato da qualcuno. I fondi della Iadl sono esigui, anche perché l’attività si svolge, piacevolmente, con il semplice ausilio di una connessione internet ed un elaboratore elettronico». Infine la Barre annuncia «la conclusione del suo impegno in Italia». Pochi giorni fa riappare nuovamente sul Blog di un giornalista dell’Opinione, Aldo Torchiaro, con un nuovo comunicato. Scrive la portavoce della Iadl: «Da oggi può contarci tra i suoi lettori abituali, considerato che siamo sia per la libertà di espressione sia per la politica della lunga corda. Scelga lei quella che preferisce». La “colpa” di Torchiaro è stata quella di aver parlato di presunte connessioni tra il Campo Antimperialista con la “resistenza” irachena. Non si comprende per quale ragione un’organizzazione che sostiene di voler tutelare i diritti dei musulmani residenti in Italia, si interessi al Campo Antimperialista e alla “resistenza” irachena. Nel comunicato dove viene smentita l’esistenza di tale Halima Barre, si legge: «Da alcuni giorni, truppe sceltissime di una inesistente “Sezione Investigazioni Speciali” della Digos di Roma, vagherebbero errabonde per le vie della “città tentacolare” in cerca di noi, pericolosi facinorosi, armati di Costituzione e codici di legge e forti di un manipolo di scelleratissimi avvocati, pasdaran in grisaglia, quando invece il nostro indirizzo è noto a tutti, considerato che è in calce ad ogni nostra comunicazione, e cioè Via Angelo Bargoni n. 8 - Roma, al 4° piano». Avendo io stessa ricevuto comunicazioni dalla Islamic Anti-Defamation League, posso assicurare che il succitato indirizzo non è mai stato riportato. Lo stesso discorso si può estendere a tutti i comunicati che la Iadl ha emesso fino ad oggi. Per pura coincidenza, forse, in via Angelo Bargoni n. 8 è ubicata anche la Score-Italy, associazione attiva nel campo della promozione dei diritti civili per gli immigrati, presieduta dall’ex europarlamentare Dacia Valent. Organizzazione che, insieme alla Iadl, intende costituirsi parte civile nel procedimento nei confronti di Oriana Fallaci. Questo sedicente avvocato, Halima Barre, insieme alla ex europarlamentare Dacia Valent e Sherif Al Sebaie, studente egiziano, non hanno esitato, chi con una tesi chi con un’altra, a intimidire, insultare, accusare blogger e giornalisti che trattano tematiche islamiche, di fomentare odio razziale e religioso, di incitare al genocidio e alla deportazione di massa. C’è da chiedersi quale sia la ragione per cui i membri di un’associazione volta a tutelare i diritti delle minoranze, con alle spalle una squadra di 53 avvocati, abbiano necessità di ricorrere all’uso di pseudonimi. Perché l’“inesistente” Barre crede che svelando i nomi dei membri della Iadl, si possa «tentare di collegarli ad attività illegittime» se, da quanto ci viene detto, si tratta di un’associazione no profit, dedita al perseguimento di nobili scopi? Excusatio non petita, accusatio manifesta.
Stefania Atzori