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Qualche giorno fa parlammo delle curiose cariche istituzionali ottenute da un residente all'estero (commissione sanità - Senato), da un'ambientalista dico-sempre-no (commissione Lavori pubblici - Senato), da un terrorista (segretario di Presidenza - Camera), da un pregiudicato per atti contro lo Stato (commissione Giustizia - Camera). Ora è il turno di vedere più da vicino un altro illustre esponente di questa composita maggioranza: il senatore Antonino Papania (Ulivo), vicepresidente della commisisone Lavori pubblici e membro sostituto della commisiosne Procedimenti d'accusa. Mai scelta fu più azzeccata. Il senatore Papania, all'epoca in cui rivestiva il ruolo di assessore al lavoro alla Regione Sicilia, fu condannato per abuso d'ufficio, in seguito a patteggiamento, alla pena di 2 mesi e 20 giorni (sentenza del 24 gennaio 2002 - vedere Corriere della Sera del 25 luglio 2003 a firma di Felice Cavallaro ed anche Ansa del 17 luglio 2000 e del 24 luglio 2000). In sostanza, secondo la sentenza, chiedeva "regali" in cambio di assunzioni pubbliche. Avete capito in che mani stanno gli appalti ai cantieri dello Stato?
Il nostro giochino non si conclude qui, monitoreremo sino alla fine della legislatura tutte le nomine e gli eletti, soprattutto quelle di cui gli organi d'informazione di massa lasciano sempre sotto silenzio. Cercheremo di non lasciar passare nulla. Per ora abbiamo questi: Ignazio Roberto Marino (Ds), Anna Donati (Verdi), Sergio D'Elia (Rosa nel Pugno), Daniele Farina (Prc), Antonino Papania (Margherita). Chiunque voglia allungare questa lista può farlo segnalando il nominativo, la carica ricoperta e la fonte tra i commenti. Provvederemo a mantenere aggiornata la lista.
Si parla tanto della presunta "incompatibilità storica ed ideologica" dell'elezione dell'ex terrorista D'Elia, senza tener conto che, a ben guardare, ci sono anche altre "stranezze" (per usare un eufemismo) che hanno caratterizzato le nuove elezioni, soprattutto delle commisioni parlamentari. Che dire, ad esempio, del diessino Ignazio Roberto Marino che, come lui stesso dice nella biografia sul suo sito personale: "Dal 1987 vivo negli Stati Uniti, prima a Pittsburgh e poi a Philadelphia, con una parentesi di tre anni passati in Italia, tra il 1999 e il 2002". Una domanda, chiamatela pure qualunquista, mi sorge spontanea: perchè dobbiamo far presisdere una commissione al Senato ad un tizio che è scappato dall'Italia vent'anni fa? Non ha più neppure la residenza, come del resto appare anche sulla sua scheda personale. Che significa? Che, ad esempio, mentre a noi tutti poverelli cittadini italiani qualunque ci viene innalzata l'Irpef comunale (solo per fare un esempio), il signor Marino prende lo stipendio da parlamentare ma i suoi soldi li dedica in parte a finanziare i Ds ed altri finiscono nelle casse della città di Philadelphia.
O che dire ancora della senatrice Anna Donati, neo eletta presidente della commissione Lavori pubblici? Era proprio il caso di affidarne la gestione proprio ad una esponente di tutti i fronti del No? No al ponte, No alla Tav, No al Mose, No alle autostrade, No ai condoni, No a qualunque cosa purchè sia No. Restiamo in attesa di una proposta...
L'Italia dei Valori batte allo sprint l'Unione e, d'intesa con i partiti del centrodestra, strappa la Commissione camerale alla Difesa per un paio di voti: 13 a 11. Sergio De Gregorio, il neo presidente eletto, però, non ha dubbi e difende la manovra politica effettuata, convinto del fatto che "Antonio Di Pietro non si adirerà per quanto accaduto". Ma siamo davvero sicuri? "Il vincolo di partito e di coalizione avrebbe imposto al senatore di votare la candidata dell'Unione. In mancanza di ciò, De Gregorio si colloca fuori dalla linea politica dell'Italia dei Valori e fuori dall'Unione". Chi lo ha detto? Ma Di Pietro, naturalmente.
Chiunque creda che la vita umana comincia soltanto dopo la fuoriuscita della testa del neonato dal ventre materno farebbe bene a guardare questo video.
Sergio D'Elia, terrorista di Prima Linea condannato a trent'anni di carcere, è oggi un parlamentare della Repubblica Italiana. Sergio D'Elia di anni ne ha scontati dodici, quelli che restavano togliendo benefici e "clemente" varie. Sergio D'Elia è anche il forndatore dell'associaizone radicale Nessuno Tocchi Caino, impegnata nella lotta contro la pena di morte e le efferatezze del carcere. Se la detenzione deve essere una cura e non (anche) una punizione, probabilmente con D'Elia ha funzionato. Non abbiamo nulla in contrario al fatto che sia stato eletto (ops, nominato) deputato. Semmai saremmo curiosi di vedere se lo fosse stato ugualmente con i voti di preferenza, ma questo è un altro discorso. Quindi, tirando le somme, secondo noi D'Elia ha rtutto il diritto di sedersi in Parlamento. Siamo sicuri che lui, D'Elia, l'esame di coscienza su quanto ha predicava trent'anni fa lo abbia fatto per bene. Quindi, più che contestare D'Elia dovrebbero essere altri a liberarsi almeno la coscienza chiedendo scusa, gli stessi che continuano ad ignorare il significato di legalità e civiltà.
Ricominciano il loro solito ricatto. Ma uno sciopero della parola mai?
Un veterano che ha perso entrambe le braccia nella guerra in Iraq ha denunciato il regista Michael Moore chiedendo un risarcimento danni per 85 milioni di dollari. Moore avrebbe usato senza permesso una sua intervista nel film anti-Bush, "Fahrenheit 9/11". Il motivo della querela è da imputare alla perdita di "reputazione, stress emozionale, imbarazzo e umiliazione" che il sergente Peter Damon avrebbe subito. Damon, 33enne che faceva parte della Guardia Nazionale, accusa Moore di aver usato lo spezzone di una sua intervista rilasciata alla Nbc senza alcun permesso. Il sergente ha perso le braccia nello scoppio di un pneumatico su un elicottero Black Hawk durante un intervento di manutenzione. Nella sua intervista Damon rispondeva ad una domanda su un nuovo tipo di tranquillante usato dall'esercito americano sui soldati feriti. Dallo stralcio preso da Moore si intuisce che Damon criticava l'intervento degli Stati Uniti in Iraq quando in realtà stava parlando del dolore provato in quei momenti.