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Si ha l'impressione, sia esaminando il dibattito scaturito dall'elezione di un Papa "extra-conservatore" sia osservando dall'esterno la nuova legislazione spagnola in materia di omosessualità, che il concetto di famiglia possa essere applicato, usando un'espressione che ultimamente va tanto in auge, alla teoria reletivista. Credo che non ci sia nulla di più sbagliato. La famiglia non è, e non può essere, tutto ciò che, legata da un sentimento comune, vive sotto lo stesso tetto, legandola in questo modo ad una qualsiasi forma di convivenza. Ed infatti, non a caso, questa visione permea diversi strati della nostra società, e conseguentemente della nostra classe politica. Pur non essendoci una visione comunenente accettata da tutti, cioè assoluta, del matrimonio come unione eterosessuale e quindi della famiglia su di esso fondata, è in voga un comune sentore che affermerebbe di tenere conto di tutte le possibili scelte di vita comune e regolarle, offrendo dignità morale ed esistenza giuridica, per il solo fatto che esse esistono. A questa impostazione, invero assai semplicistica, è possibile rispondere che il matrimonio e la famiglia non sono una semplice istituzione sociale e quindi relativa. Fin da Platone che vide nella "società coniugale" (Leggi, cap IV) il principio e l'origine di tutti gli Stati e da Aristotele che considerò la famiglia "anteriore e più necessaria dello Stato" (Etica Nicomachea, cap. VIII), la famiglia si è retta come tale non in funzione degli individui ma del bene comune. Senza dimenticare l'artciolo 29 della nostra Costituzione che, richiamando la società naturale, non crea una zona franca, anzi, assegna al legislatore un perimetro da cui non è possibile uscire. Ed il perimetro è tracciato proprio dal binomio uomo-donna, che è l'unica condizione verificata e verificabile che può portare alla procreazione ed alla conservazione della specie umana.
